|
24 giugno 2008
Breve cronistoria (1997-2008) del ricambio generazionale
Da un po’ di anni a questa parte, con l’estate si riapre la ben nota vicenda del rinnovamento generazionale. È diventata ormai una tradizione, come il cornetto algida o i gavettoni l’ultimo giorno di scuola. A voler rimanere negli ultimi vent’anni, il tema inizia a farsi strada nella sinistra giovanile di metà anni novanta...
1997. Sulla questione infatti già al congresso di Corviale (era autunno ma poi il tormentone diventa estivo), D’Alema dice sostanzialmente: volete diventare classe dirigente? Allora, fate le vostre battaglie e se avete la forza prendetevi il partito. Nel 2006 (otto anni dopo) ripeterà lo stesso concetto all’ennesimo congresso nazionale della Sg…
2004. Stefano Di Traglia ed Emanuele Piazza il 18 agosto del 2004 posero la questione sull’Unità. Ne seguì un mese di articoli e dibattiti, fino ad un convegno nel novembre a Firenze in presenza di Fassino. Risultato? Fassino confermò i “suoi” giovani, Bersani ne promosse un paio di propri.
2007. Analogamente, lo scorso giugno un documento promosso da Orlando e Filippeschi, a cui aderì anche Zingaretti, , creò un grande putiferio perché sembrava che i promotori volessero sostenere Bersani contro Veltroni. Risultato: dietro-front immediato.Nei mesi successivi, continua la promozione di nuovi dirigenti secondo il sistema della cooptazione.
2008. Nel complesso, infatti, il gruppo del PD alla Camera ha un numero molto alto di under 40. Eppure ogni estate la stessa storia. Diciamoci chiaramente le cose come stanno: la questione del ricambio la solleva solo chi rimane fuori dal meccanismo di cooptazione o chi ha il proprio capo (da cui è cooptato) in contrapposizione con il segretario di turno.
Considerazioni (1) In verità, il ricambio a poco a poco si fa, e la cooptazione ne è il metodo adottato. Un metodo che funziona benissimo nella misura in cui i “giovani” si mettono in continuità con i leader del momento. Ben altro sarebbe il discorso se accanto al ricambio di dirigenti si ponesse un’altra questione, cioè che i “giovani” dirigenti dovrebbero interpretare una politica nuova rispetto agli attuali. Da questo punto di vista, di proposte nuove, di opzioni alternative non se ne vedono. Problema, si badi bene, che accomuna tutti i partiti e tutti gli schieramenti. An o FI funzionano allo stesso modo. Si pensi alla Meloni o alla Carfagna. Bravine e spendibili, allineatissime con i vertici…
Considerazioni (2) Ben altro ci insegna il passato della sinistra. Si pensi al Midas di Craxi o al documento sull’ambiente di Mussi e D’Alema di fine anni ottanta. Lì maturavano rotture politiche, idee nuove, si metteva in discussione non l’età o la capacità di questo o quel leader bensì il progetto politico.
Il nodo vero Esiste un problema di ricambio generazione? A ben vedere, fino ad un certo punto.. Il vero nodo, quello che riguarda l’Italia, è il ricambio di idee, proposte e progetti per superare il declino sempre meno lento di un paese che non sa scuotersi più dal suo torpore.
Di questo varrebbe la pena ragionare, il resto sono problemi personali.
|